Le barriere coralline

 

Una barriera corallina è come una grande città sottomarina piena di vita, costruita da animali piccolissimi chiamati coralli, che sono parenti delle meduse.

Questi animali vivono in colonia, si creano a vicenda un guscio calcareo e, dopo tanto tempo, formano enormi strutture colorate che sembrano rocce, ma in realtà sono vive.

In questa “città” vivono tantissimi pesci, tartarughe e altri animali che trovano riparo e cibo tra i coralli, rendendo le barriere luoghi pieni di colori e specie diverse, come una grande foresta nel mare. 

Un corallo è fatto da tante piccole case tutte attaccate: i polipi.

Ogni polipo è un piccolo animale che ha dei tentacoli per prendere il cibo dal mare e i polipi producono uno scheletro di roccia che protegge il loro corpo, migliaia di scheletri, uno sull’altro, formano una barriera corallina.

All’interno di ogni corallo, le alghe aiutano i coralli a creare i loro colori, le alghe, che sono molto piccole, vivono dentro ai polipi e danno loro i colori brillanti che vediamo.

La barriera corallina aiuta a proteggere le coste dall’erosione indotta dal moto ondoso del mare, come una grande muraglia naturale che si sviluppa soprattutto in mari e oceani dove l’acqua è calda.

La più grande e conosciuta è la Grande Barriera Corallina al largo dell’Australia, talmente grande da essere persino visibile dalla Luna come hanno riferito gli astronauti delle missioni Apollo.

Purtroppo le barriere coralline sono delicate e fragili anche se rappresentano l’ecosistema più ricco di animali e piante della Terra, e sono fondamentali per la vita di molti esseri anche umani.

Quando l’acqua del mare diventa troppo calda, i coralli perdono il colore, diventano bianchi e possono morire come sta accadendo in questo periodo a causa del riscaldamento globale che aumenta anche la temperatura dei mari. 

In Italia

In Italia non esistono barriere coralline paragonabili a quelle tropicali, ma ci sono diverse formazioni coralline anche di dimensioni importanti, lungo le coste con specie come il corallo rosso (Corallium rubrum) e la gorgonia rossa (Paramuricea clavata). 
 
La Sardegna, la Sicilia e il Mar Tirreno in generale sono zone note per la presenza di queste formazioni, che includono anche recenti scoperte di scogliere coralline in profondità, come nel Golfo di Napoli di cui non si conosceva nulla e della quale non si sospettava l’esistenza.
 
Principali aree e specie
  • Corallo rosso (Corallium rubrum)
    una specie di corallo rosso endemica o quasi, trovata soprattutto intorno a Sardegna, Sicilia, Malta, e lungo le coste tirreniche e adriatiche. 
     
  • Gorgonia rossa (Paramuricea clavata)
    un’altra specie endemica del Mediterraneo, presente in quasi tutti i mari italiani. 
     
Scogliere coralline di maggiori dimensioni in Italia:
  • Pugliatra Monopoli e il Salento, sono state identificate scogliere coralline costruite da coralli e altri organismi, con una ricca biodiversità. 
     
  • Golfo di Napolirecenti scoperte effettuate con un sottomarino a controllo remoto hanno rivelato un’antica e vasta scogliera corallina a circa 500 metri di profondità. 
     
  • Sardegna: per molti anni ha avuto zone di pesca tradizionali del corallo rosso principalmente sulle coste intorno a Capo Testa, Castelsardo, Alghero e Bosa. 
     
  • Altre zonealtre località di interesse per la biodiversità corallina includono l’Elba, il Golfo di Gaeta, Capri, l’Area Marina Protetta di Portofino e l’Isola di Ustica. 
 
La lavorazione del corallo in Italia era concentrata intorno alle zone di pesca come nelle zone della Sardegna ma veniva anche sviluppata in particolare a:
queste aree sono state e sono ancora importanti centri per la lavorazione del corallo, in modo particolare di quello rosso.
 
è famosa per la lavorazione del corallo di Sciacca (una specie rosso-aranciata), tutelato da un marchio collettivo.
 
l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) ha censito oltre 160 siti con scogliere coralline in 8 regioni italiane, perché nonostante la mancanza di grandi barriere, i fondali italiani ospitano ecosistemi corallini ricchi di vita, che includono anche il corallo nero, soprattutto nelle aree più profonde.

 

Perché non bisogna toccare i coralli

Toccare la barriera o le scogliere coralline, che sono la stessa cosa e differiscono  solo per le dimensioni, provoca ferite dolorose, perché le sue strutture sono rigide e taglienti.

Le ferite possono facilmente causare infezioni e anche semplicemente toccare i coralli può danneggiarli e provocare danni all’ecosistema marino che sostengono.

Il contatto accidentale può danneggiare i coralli, rompere le loro strutture fragili e uccidere i polipi che li compongono, minacciando l’intero ecosistema. 

La barriera corallina ha una struttura rigida e tagliente, quindi anche un piccolo contatto può causare lesioni superficiali e nelle ferite possono rimanere frammenti di corallo e proteine animali, aumentando il rischio di infezioni batteriche e processi infiammatori che possono diventare piaghe purulente.

In caso di ferite da corallo pericolose la pelle può arrossarsi e gonfiarsi in modo doloroso e se l’arrossamento si espande, è necessario un controllo medico per valutare se esiste un’infezione.

Anche la semplice pressione delle nostre dita può spezzare e distruggere i coralli, che sono animali molto fragili: il contatto uccide i polipi corallini, fondamentali per la vita e la crescita della barriera.

Le barriere coralline sono ecosistemi vitali che ospitano un’enorme biodiversità marina: danneggiarle significa distruggere l’habitat di moltissime specie, con conseguenze negative per tutto il mare quindi la barriera e le scogliere coralline devono essere protette evitando qualsiasi contatto con i coralli durante le immersioni, tenendo le pinne, l’attrezzatura e le mani lontani dalla barriera.

Durante le immersioni è necessario controllare il proprio assetto per non sfiorare o danneggiare il fondale e i coralli: durante le immersioni in apnea è necessario controllare sempre le proprie pinne, specialmente quelle lunghe e molto flessibili, mantenendo un ritmo lento nel movimento per evitare di toccare il fondo o i coralli e anche di disturbae il loro delicatissimo equilibrio provocando vortici.

Durante le immersioni con le bombole è fondamentale regolare il proprio giubbotto idrostatico per un assetto neutro in modo da controllare i movimenti con grande facilità e precisione.

La regola da ricordare ed osservare è fare solo foto e lasciare solo bolle.

Le foto subacquee sono sempre un esperienza emozionante perché la massa d’acqua già a qualche metro di profondità assorbe le radiazioni luminose alterando i colori e rendendo tutto uniforme anche se in realtà sott’acqua troviamo vere esplosioni di colori che possono essere rese visibili solo dalla luce artificiale e dal flash della macchina fotografica.

Quando potremo osservare le foto ci renderemo conto dei veri colori dell’ambiente marino rimanendone ogni volta stupiti e affascinati.

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