La Sindone non è sacra

La Sindone esposta a Torino conosciuta come Sacra Sindone è un telo di lino con impressa l’immagine che i cristiani identificano con il Cristo deposto.

Il telo di lino di forma rettangolare molto allungata di oltre quattro metri di lunghezza e largo circa un metro conserva l’immagine di un uomo che porta segni riconducibili a maltrattamenti e torture compatibili con quelli di un condannato alla crocefissione come descritti nella passione di Gesù.

Il lino che reca la tenue immagine della parte anteriore e posteriore di un uomo nudo viene identificata nel 1353 quando un cavaliere francese Goffredo di Charny porta il lino dalla Terra Santa nella propria cittadina di Lirey dove fece costruire una chiesa per custodirla.

Nel 1453 entra in possesso della famiglia reale di Savoia viene portata a Torino, dimora dei Savoia e venerata come il sudario di Gesù cioè il lino sul quale dopo la deposizione dalla croce è rimasta impressa l’immagine del suo corpo umano martoriato.

La Sindone è un manufatto certamente antico, prezioso e misterioso ed è stata oggetto di numerosi studi a volte con risultati controversi.

Secondo alcuni meccanismi naturali di trasferimento di fluidi corporei avrebbero impresso l’immagine sulla Sindone del corpo sulla quale era distesa e dalla quale era ricoperto, mentre altri affermano che con procedimenti artificiali un artista avrebbe creato ad hoc questa immagine sul lino.[

Dopo molte controversie e complessi preparativi nel 1988 viene condotto sulla Sindone una datazione con la tecnica di analisi del carbonio-14.

Il metodo per determinare l’età effettiva di un reperto si basa sul decadimento radioattivo di alcuni elementi chimici sempre presenti ovunque e in particolare di quelli associati al Carbonio 14 un isotopo radioattivo che possiede un decadimento lento e costante: per stabilire l’età di un reperto le particelle beta prodotte del decadimento dell’isotopo 14 del carbonio radioattivo viene convertito in anidride carbonica gassosa in una quantità facilmente misurabile e direttamente proporzionale alla quantità di Carbonio 14 che diviene quantificabile.

La quantità di Carbonio-14 è inversamente proporzionale all’età del campione e questo metodo viene considerato affidabile e ampiamente applicabile con un’approssimazione di circa +/- 10 anni.

Questa metodologia di datazione viene testata su microscopici reperti della Sindone in tre laboratori scelti ad Oxford, Tucson e Zurigo e fornisce datazioni comprese tra il 1260 e il 1390 con una correlazione del 95%, quindi la Sindone sarebbe di epoca medioevale di un periodo compatibile con le prime testimonianze della sua esistenza riferibili  al 1354 circa e ben lontana dal I° secolo come dovrebbe essere se realmente fosse stata utilizzata come sudario del Signore.

Queste analisi sono anche state confutate da chi asserisce che i campioni per le prove sono stati ricavati da parti di telo sottoposti a ricami di eccezionale perizia da parte di artigiani tessitori medioevali che erano certamente in grado di realizzare rammendi invisibili frontalmente ma identificabili dalla parte posteriore che durante le accuratissime analisi del 2002 non sono state rilevate dagli esperti.

Alcuni microbiologi affermarono che il tessuto originale avrebbe potuto essere ricoperto da una patina di materiale organico come la Lichenotelia, un complesso biologico di funghi e batteri che si sarebbe sviluppato nel tempo falsando la datazione, uno dei ricercatori autori della datazione ha riferito di campioni molto pulito senza alcuna patina e che la quantità di fungo necessaria per spostare di 13 secoli la datazione avrebbe dovuto essere ben visibile e tale da pesare il doppio del telo.

La datazione con il Carbonio 14 è stata accettata anche dalla Chiesa cattolica romana, ad esempio dal cardinale Ballestrero in qualità di arcivescovo di Torino.

All’epoca del ritrovamento nel 1389 il vescovo di Troyes Pierre d’Arcis parla in una sua lettera della Sindone considerandola un falso conclamato e Nicole Oresme (1325-1382), un’importante figura teologica medioevale che fu vescovo di Lisieux, molto apprezzato per le sue spiegazioni razionali dei miracoli, ritiene il lino un evidente falso creato ad arte per ingannare da parte di non meglio specificati membri del clero durante la seconda metà del XII° secolo.

Oresme scrive che molti uomini del clero ingannano i fedeli per ottenere offerte per le loro chiese e aggiunge che questa della Sindone è chiaramente il caso di una chiesa nella regione francese dello Champagne, dove viene scoperta, in cui si diceva che ci fosse il sudario del Signore Gesù Cristo.

Oresme per tutta la vita tenta di fornire spiegazioni razionali a fenomeni inspiegabili, invece di interpretarli come soprannaturali e si occupa diffusamente della Sindone.

Questa reliquia, ora controversa e presunta, è stata per secoli al centro di polemiche tra sostenitori e detrattori del suo culto e i rinvenuti scritti di Oresme costituiscono un insolitamente dettagliato resoconto di quella che sembra solo una frode clericale creata per ottenere soldi.

Prevalentemente in epoca medioevale il commercio delle reliquie erano pratiche autorizzate e i fedeli in pellegrinaggio alle tombe dei santi e dei martiri, riportavano con loro le cosiddette reliquie ex contactu, generalmente piccoli pezzi di stoffa venuti a contatto con le tombe, oppure gocce dell’olio delle lucerne votive.

Le reliquie venivano usate da sacerdoti e vescovi per consacrare gli altari e le chiese per dare a questi luoghi maggiore importanza.

Dopo il seicento il commercio delle reliquie si intensifica e nascono personaggi di dubbia reputazione specializzati che estraevano corpi o loro parti dai sepolcri collocati nelle catacombe cristiane antiche spesso su mandato del clero devastando le catacombe spesso in modo irreparabile.

Contro il deplorevole commercio delle relique, quasi sempre false, si scaglia Martin Lutero e per questo da Roma cercano di farlo uccidere in quanto questo, profano, commercio rappresenta entrate economiche notevoli per il papato e la chiesa romana.

Sarà il Canone 1190 del Codice di Diritto Canonico che vieta il commercio di reliquie affermando che:
È assolutamente illecito vendere le sacre reliquie. Le reliquie insigni, come pure quelle onorate da grande pietà popolare, non possono essere alienate validamente in nessun modo né essere trasferite in modo definitivo senza la licenza della Sede Apostolica. Questo vale anche per le immagini che in alcune chiese sono onorate da grande pietà popolare.

Il Codice di Diritto Canonico vieta ognil commercio e definisce le opere d’arte sacra, compresi i reliquiari, proprietà della comunità cristiana.

Papa Paolo VI nel 1964 afferma che la Chiesa è autorizzata a servirsi di beni temporali per compiere la missione di salvezza iniziata da Cristo e per condurre la sua esistenza terrena e ogni bene religioso è un mezzo per diffondere gli ideali e i valori cristiani quindi il permesso di compravendita o cessione ad altra chiesa di beni ecclesiastici può essere concesso solo ed esclusivamente dal vescovo in persona e mai è autorizzabile la vendita per profitto.

La reliquia intrinsecamente è un oggetto di devozione da parte della Chiesa e dei fedeli ma nonostante il divieto Canonico è diffusa la compravendita di reliquie quasi sempre se non sempre false.

Si punta da sempre sulla devozione dei fedeli che farebbero di tutto per poter possedere un oggetto dal valore sacro che fornisce lustro e prestigio al possessore.

Una reliquia originale è accompagnata da una bolla di autentica firmata dal vescovo e il contenitore reliquiario il sigillo in ceralacca ma questi certificati di autenticità potrebbero essere stati apposti in buona fede ma senza criterio.

Anche se il settore delle reliquie è controllato,dalla Chiesa attraverso l’ufficio della Congregazione delle Cause dei Santi e dall’Ufficio Liturgico del Vicariato di Roma i beni culturali ecclesiastici, oltre la devozione sono oggetti di antiquariato spesso di valore consistente e le chiese sono  gli ambiti più soggetti ai furti d’arte per carenza di sorveglianza.

Dita, mani, lingue, cuori, capelli, femori, spine, piume, ecc. nel Medioevo le reliquie di Santi, Beati, Martiri e Angeli viaggiavano per devozione e superstizione con le parti più pregiate inerenti alla specialità del Santo, come ad esempio gli occhi di Santa Lucia che protegge la vista.

Papa Paolo VI° fa raccogliere in tutto il mondo i denti di Sant’Apollonia che gli furono strappati con la tenaglia e viene invocata per le cure odontoiatriche: alla fine vengono raccolti circa quattro chili di denti ma considerando che un  dente umano pesa in media 1,2 grammi e che all’epoca della Santa generalmente le persone avevano da adulti, per fame e scarsa igiene, in media meno di 20 denti il peso complessivo delle reliquie poteva essere di circa 25 grammi molto diverso quindi dai quasi 4.000 grammi raccolti che sicuramente non sono tutti quelli esistenti.

La vicenda si conclude con Papa Paolo VI che fa gettare nel Tevere queste false reliquie.

Il Medioevo rappresentò l’età d’oro delle reliquie: in questo periodo si trovano false reliquie di ogni genere anche alcune assurde come il telo usato per la lavanda dei piedi degli apostoli o i trenta denari di Giuda, il bastone di San Giuseppe, la piuma delle ali dell’Arcangelo Michele e tredici lenticchie dell’ultima cena.

Le reliquie false vengono anche classificate di prima classe se provenienti direttamente dal corpo dei santi, oppure di seconda scelta per gli oggetti.

In conclusione la Sindone non è il sudario del Signore ma continua ad essere venerata nel ricordo della passione e a costituire un mistero: sembra infatti che il pioniere della fotografia a Torino scattò dagherrotipi della Sindone che inspiegabilmente apparivano positivi invece che negativi e quando alla fine del novecento venne eseguita una scansione computerizzata questa inspiegabilmente apparve in tre dimensioni.

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