La regola di San Benedetto

L’idea del monachesimo nasce nei primi secoli quando una vita comune fornisce protezione e sicurezza maggiori oltre a moltiplicare i risultati ottenibili rispetto all’esistenza individuale perché in una comunità, anche piccola, viene esaltata la specializzazione dei compiti che dà risalto alle capacità individuali.

San Benedetto fonda l’Abbazia di Montecassino, l’Ordine monastico che porterà il suo nome e seguirà la sua Regola scritta nella prima metà del V° secolo che diviene quella di base per il monachesimo europeo, rimanendo sostanzialmente immutato sino all’intervento anglo cattolico del Movimento di Oxford.

Il Santo in 73 capitoli codifica la vita nel monastero, indica doveri e azioni disciplinari, incoraggia preghiera e lavoro nel rispetto, nella gioia e nell’amore. Un codice di regole chiare e semplici da seguire promosse in tutta l’Europa occidentale da Carlo Magno nell’VIII° secolo.

Le regole monastiche di San Benedetto vengono qui riportate al solo scopo di divulgazione culturale in quanto lo spirito del monachesimo anglicano è molto diverso e si adatta oggi ai tempi attuali abbandonando la vita in comunità a favore del monachesimo disperso con gli adepti che continuano la propria vita familiare e si mantengono in contatto con gli altri anche attraverso chat e social media.

Naturalmente rimane invariata l’importanza di una vita semplice ispirata ai principi cristiani e al profondo amore verso se stessi e verso gli altri in eguale misura.

La lettura della regola di San Benedetto è interessante perché offre una visione della vita medioevale evoluta e definisce protocolli per evitare conflitti e frizioni, inevitabili nella vita in comune.

La motivazione forte per entrare nelle comunità monastiche nel Medioevo era la necessità, persone sbandate senza mezzi di sussistenza trovavano per la prima volta un rifugio sicuro, cibo, alloggio e comprensione per i loro problemi e si adattavano con gioia a vivere in comunità protetti dalla alte mura del monastero che era essenzialmente un luogo fortificato.

L’elenco degli argomenti trattati nella Regola di San Benedetto fornisce un’idea della sua attenzione ai dettagli e della sua completezza necessarie per regolamentare efficacemente la vita comune di monaci quasi sempre analfabeti e con scarse attitudini a una vita non indipendente.

Prologo

Capitolo I – Le varie categorie di monaci

Capitolo II – L’Abate

Capitolo III – La consultazione della comunità

Capitolo IV – Gli strumenti delle buone opere

Capitolo V – L’obbedienza

Capitolo VI – L’amore del silenzio

Capitolo VII – L’umiltà

Capitolo VIII – L’Ufficio divino nella notte

Capitolo IX – I salmi dell’Ufficio notturno

Capitolo X – L’Ufficio notturno dell’estate

Capitolo XI – L’Ufficio notturno nelle Domeniche

Capitolo XII – Le lodi

Capitolo XIII – Le lodi nei giorni feriali

Capitolo XIV – L’Ufficio vigilare nelle feste dei Santi

Capitolo XV – Quando si deve dire l’alleluia

Capitolo XVI – La celebrazione delle ore del giorno

Capitolo XVII – Salmi delle ore del giorno

Capitolo XVIII – L’ordine dei salmi nelle ore del giorno

Capitolo XIX – La partecipazione interiore all’Ufficio divino

Capitolo XX – La riverenza nella preghiera

Capitolo XXI – I decani del monastero

Capitolo XXII – Il dormitorio dei monaci

Capitolo XXIII – La scomunica per le colpe

Capitolo XXIV – La misura della scomunica

Capitolo XXV – Le colpe più gravi

Capitolo XXVI – Rapporti dei confratelli con gli scomunicati

Capitolo XXVII – La sollecitudine dell’abate per gli scomunicati

Capitolo XXVIII – La procedura nei confronti degli ostinati

Capitolo XXIX – La riammissione dei fratelli che hanno lasciato il monastero

Capitolo XXX – La correzione dei ragazzi

Capitolo XXXI – Il cellerario del monastero

Capitolo XXXII – Gli arnesi e gli oggetti del monastero

Capitolo XXXIII – Il “vizio” della proprietà

Capitolo XXXIV – La distribuzione del necessario

Capitolo XXXV – Il servizio della cucina

Capitolo XXXVI – I fratelli infermi

Capitolo XXXVII – I vecchi e i ragazzi

Capitolo XXXVIII – La lettura in refettorio

Capitolo XXXIX – La misura del cibo

Capitolo XL – La misura del vino

Capitolo XLI – L’orario dei pasti

Capitolo XLII – Il silenzio dopo compieta

Capitolo XLIII – La puntualità nell’Ufficio divino e in refettorio

Capitolo XLIV – La riparazione degli scomunicati

Capitolo XLV – La riparazione per gli errori commessi in coro

Capitolo XLVI – La riparazione per le altre mancanze

Capitolo XLVII – Il segnale per l’Ufficio divino

Capitolo XLVIII – Il lavoro quotidiano

Capitolo XLIX – La Quaresima dei monaci

Capitolo L – I monaci che lavorano lontano o sono in viaggio

Capitolo LI – I monaci che si recano nelle vicinanze

Capitolo LII – La chiesa del monastero

Capitolo LIII – L’accoglienza degli ospiti

Capitolo LIV – La distribuzione delle lettere e dei regali destinati ai singoli monaci

Capitolo LV – Gli abiti e le calzature dei monaci

Capitolo LVI – La mensa dell’abate

Capitolo LVII – I monaci che praticano un’arte o un mestiere

Capitolo LVIII – Norme per l’accettazione dei fratelli

Capitolo LIX – I piccoli oblati

Capitolo LX – I sacerdoti aspiranti alla vita monastica

Capitolo LXI – L’accoglienza dei monaci forestieri

Capitolo LXII – I sacerdoti del monastero

Capitolo LXIII – L’ordine della comunità

Capitolo LXIV – L’elezione dell’abate

Capitolo LXV – Il priore del monastero

Capitolo LXVI – I portinai del monastero

Capitolo LXVII – I monaci mandati in viaggio

Capitolo LXVIII – Le obbedienze impossibili

Capitolo LXIX – Divieto di arrogarsi le difese dei confratelli

Capitolo LXX – Divieto di arrogarsi la riprensione dei confratelli

Capitolo LXXI – L’obbedienza fraterna

Capitolo LXXII – Il buon zelo dei monaci

Capitolo LXXIII – La modesta portata di questa regola

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