L’Ordine è il sacramento grazie al quale la missione affidata da Cristo ai suoi Apostoli continua ad essere esercitata nella Chiesa sino alla fine dei tempi: è, dunque, il sacramento del ministero apostolico con il quale vengono creati i clerici dei tre ordini di base: Diaconi, Sacerdoti e Vescovi ma anche i Monaci Cavalieri e i Nobili della Chiesa.
Ordine deriva dal latino e designava corpi costituiti in senso civile, soprattutto il corpo di coloro che governano.
Ordinazione indica l’integrazione in un ordine in questo caso in un ordine ecclesiale e consiste in una consacrazione, una benedizione o un sacramento che conferisce un dono dello Spirito Santo e permette di esercitare una potestà sacra che discende da Cristo stesso, mediante la sua Chiesa.
L’ordinazione è chiamata anche consacrazione poiché è una separazione e una investitura da parte di Cristo stesso, per la sua Chiesa.
L’imposizione delle mani del Vescovo, insieme con la preghiera consacratoria, ne costituisce il segno visibile.
Il popolo eletto fu costituito da Dio come « un regno di Sacerdoti e una nazione santa » (Esodo 19,6), ma, all’interno del popolo di Israele, Dio scelse una delle dodici tribù, quella di Levi, riservandola per il servizio liturgico.
Un rito dedicato ha consacrato le origini del sacerdozio dell’Antica Alleanza, In esso i Sacerdoti sono costituiti:
« per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati ».
Il sacerdozio levitico non può portare la salvezza che soltanto il sacrificio di Cristo avrebbe portato agli uomini, ma la tradizione rimane e nella preghiera per l’ordinazione dei Diaconi si ricorda « Dio onnipotente, […] tu hai formato la Chiesa […]; hai disposto che mediante i tre gradi del ministero da te istituito cresca e si edifichi il nuovo tempio, come in antico scegliesti i figli di Levi a servizio del tabernacolo santo »
Tutte le prefigurazioni del sacerdozio dell’Antica Alleanza trovano il loro compimento in Cristo Gesù, unico mediatore tra Dio e gli uomini.
Il sacrificio redentore di Cristo è unico, compiuto una volta per tutte ma è reso presente nel sacrificio eucaristico della Chiesa.
Analogamente l‘unico vero sacerdozio è quello di Cristo mentre gli altri sono i suoi ministri .
Gesù Cristo, Sommo Sacerdote e mediatore verso gli uomini, ha fatto della Chiesa un regno di Sacerdoti per il suo Dio e Padre quindi tutta la comunità dei credenti è sacerdotale.
I fedeli esercitano il loro sacerdozio battesimale attraverso la partecipazione, ciascuno secondo la vocazione propria, alla missione di Cristo, Sacerdote, Profeta e Re.
È per mezzo del Battesimo che i fedeli vengono consacrati a formare un sacerdozio santo.
Nella Chiesa abbiamo quindi tre tipologie di sacerdozio:
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il sacerdozio ministeriale o gerarchico dei Vescovi, dei Sacerdoti e dei Diaconi
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il sacerdozio ministeriale dei Monaci Cavalieri e dei Nobili della Chiesa
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il sacerdozio di tutti i fedeli battezzati
tutti, ciascuno a suo modo partecipano all’unico sacerdozio di Cristo pur differendo sostanzialmente.
Mentre il sacerdozio comune dei fedeli si realizza nello sviluppo della grazia battesimale traducendosi in una vita di fede, di speranza e di carità, il sacerdozio ministeriale è al servizio dei fedeli quindi del sacerdozio comune. Il sacerdozio ministeriale rappresenta uno dei mezzi con i quali Cristo continua a costruire e a guidare la Chiesa Cristiana Cattolica e per sottolineare queste differenze viene trasmesso con metodi diversi: il sacramento dell’Ordine o il suffragio collettivo.
Il sacerdozio ministeriale viene trasmesso quindi con il Sacramento dell’Ordinazione mentre il sacerdozio dei fedeli viene ricevuto con il Battesimo.
Nel servizio ecclesiale del ministero ordinato è Cristo stesso che è presente alla sua Chiesa in quanto Capo del suo corpo, Pastore del suo gregge, Sommo Sacerdote del sacrificio redentore, Maestro di verità. È ciò che la Chiesa esprime dicendo che il Sacerdote, in virtù del sacramento dell’Ordine, agisce in persona di Cristo Capo.
Il ministro fa le veci dell’unico Sacerdote cioè il Cristo e gode della potestà di agire con la potenza dello stesso Cristo che rappresenta.
Cristo è la fonte di ogni sacerdozio: infatti il Sacerdote della Legge antica era figura di lui, mentre il Sacerdote della nuova Legge agisce in persona di lui.
Attraverso il ministero ordinato la presenza di Cristo quale Capo della Chiesa è resa visibile in mezzo alla comunità dei credenti.
Questa presenza di Cristo nel ministro non deve essere intesa come se costui fosse premunito contro ogni debolezza umana, lo spirito di dominio, gli errori, persino il peccato possono sempre insidiare ogni ministro.
La forza dello Spirito Santo non garantisce nello stesso modo tutti gli atti dei ministri.
Mentre nell’amministrazione dei sacramenti viene data questa garanzia, così che neppure il peccato del ministro può impedire il frutto della grazia, esistono molti altri atti in cui l’impronta umana del ministro lascia tracce che non sono sempre segno della fedeltà al Vangelo e che di conseguenza possono nuocere alla fecondità apostolica della Chiesa.
Il compito ecclesiale è ministeriale cioè un vero servizio, interamente riferito a Cristo e agli uomini che dipende interamente da Cristo e dal suo unico sacerdozio ed è stato istituito in favore degli uomini e della comunità della Chiesa.
Il sacramento dell’Ordine comunica una potestà sacra, che è precisamente quella di Cristo.
L’esercizio di tale autorità deve dunque misurarsi sul modello di Cristo, che per amore si è fatto l’ultimo e il servo di tutti.
Nostro Signore ha esplicitamente detto che la sollecitudine per il suo gregge era una prova di amore verso di lui.
Il sacerdozio ministeriale non ha solamente il compito di rappresentare Cristo come unico Capo della Chiesa e unico Sacerdote di fronte all’assemblea dei fedeli, ma esso agisce anche a nome di tutta la Chiesa allorché presenta a Dio la preghiera della collettività e quando offre il sacrificio eucaristico.
Ma gli ecclesiastici non sono i delegati della comunità.
La preghiera e l’offerta della Chiesa sono inseparabili dalla preghiera e dall’offerta di Cristo, suo Capo.
È sempre il culto di Cristo nella sua Chiesa e per mezzo di essa tutta la Chiesa, corpo di Cristo, che prega e si offre, « per ipsum et cum ipso et in ipso » – per lui, con lui e in lui – nell’unità dello Spirito Santo, a Dio Padre.
Tutto il corpo, prega e si offre e per questo coloro che, nel corpo, sono suoi ministri in senso proprio, vengono chiamati ministri non solo di Cristo, ma anche della Chiesa.
Proprio perché rappresenta Cristo, il sacerdozio ministeriale può rappresentare la Chiesa.
Il ministero ecclesiastico di istituzione divina viene esercitato in diversi ordini da quelli che già anticamente sono chiamati Vescovi, Presbiteri, Diaconi.
La dottrina cattolica, espressa nella liturgia, nel Magistero e nella pratica costante della Chiesa, riconosce che esistono due gradi di partecipazione ministeriale al sacerdozio di Cristo: l’Episcopato e il presbiterato. Il diaconato è finalizzato al loro aiuto e al loro servizio.
Per questo il termine Sacerdote designa, nell’uso attuale, i Vescovi e i Presbiteri, ma non i Diaconi. Tuttavia, la dottrina cattolica insegna che i gradi di partecipazione sacerdotale (episcopato e presbiterato) e il grado di servizio (diaconato) sono tutti e tre ordini ecclesiali.
Tutti devono rispettare i Diaconi come lo stesso Gesù Cristo, e il Vescovo come l’immagine del Padre, e i Presbiteri come senato di Dio e come collegio apostolico: senza di loro non c’è Chiesa.
Molto sottile è infine la distinzione fra Diaconi e Monaci Cavalieri e Nobili.
In realtà possiedono le medesime prerogative e il mantello equivale alla dalmatica con la stola diaconale.
L’unica differenza risiede nello studio della liturgia che permette al Diacono di operare con sicurezza quando si parla di liturgie: il Diacono conosce come preparare l’altare, come comportarsi durante i Sacramenti alcuni dei quali può egli stesso somministrare, mentre al contrario Monaci e Nobili non sanno farlo, non perché non possono ma solo in quanto non conoscono le corrette procedure.
Quando i Monaci Cavalieri e i Nobili apprendono le procedure liturgiche diventano a tutti gli effetti anche Diaconi: quindi il termine Diacono rappresenta solo il grado di conoscenza liturgica e non uno status diverso dai Monaci Cavalieri e dai Nobili anch’essi Ordinati con il Sacramento specifico.
Per sottolineare l’Ordinazione anche i Monaci Cavalieri e i Nobili della Chiesa vengono chiamati Padre o Madre e possono indossare abiti religiosi come il clergy

Il clergy è semplicemente un abito scuro, preferibilmente nero, portato con una camicia generalmente nera o grigia con il colletto romano.
I Vescovi Anglo Cattolici indossano una canadese cioè un gilet violaceo con o senza maniche sopra la camicia bianca con il colletto romano e i pantaloni violacei.
Monaci Cavalieri, Nobili, Diaconi e Sacerdoti possono indossare la mozzetta nera mentre quella violacea è riservata ai Vescovi.
Tutti possono fregiarsi di piccole croci a spilla o da collo mentre solo i Vescovi possono utilizzare la croce pettorale grande da circa 7 cm.
Il clergy è indossato da membri del clero, inclusi sacerdoti, diaconi, seminaristi e vescovi, come abito civile quotidiano e non liturgico, caratterizzato tipicamente dalla camicia con colletto bianco distintivo.
Sebbene sia associato all’abito talare, il clergy è l’insieme di giacca, pantaloni e collare ecclesiastico indossato fuori dalla liturgia, rendendolo un abito clericale più che un abito sacerdotale in senso stretto.
Chi lo indossa:
Vescovi: Anche i vescovi possono indossare il clergy, specialmente nelle confessioni presbiteriana, anglicana e luterana, dove la camicia può avere un colore viola.
Sacerdoti: È l’abbigliamento ordinario del prete fuori dalle celebrazioni.
Diaconi e Seminaristi: Anche un diacono permanente o un seminarista può indossare il clergy durante i suoi studi o la sua formazione.
Monaci Cavalieri e Nobili: Anche Monaci e Nobili Anglo Cattolici essendo Ordinati liturgicamente e di fatto equiparati ai Diaconi possono indossare il clergy o la camicia con il collo romano insieme al mantello.
Caratteristiche:
- Camicia e collare: La caratteristica principale è la camicia con un colletto bianco, che può essere a fascetta o avere un inserto bianco inserito nelle fessure (collo romano), creando il tipico quadratino bianco sul lato anteriore.
Composizione:
Il clergy è un completo clericale composto da camicia, giacca e pantaloni in stoffa nera o grigio-ferro scuro, più il collare.
Uso:
È l’abito clericale indossato fuori dalle celebrazioni liturgiche e non è legato al colore o alla forma specifica della camicia.