Ut unum sint

La traduzione di “ut unum sint” è “affinché siano uno” o “perché siano uno”.

Questa frase latina, tratta da una preghiera di Gesù nel Vangelo di Giovanni, esprime il desiderio di unità e comunione tra i discepoli.

Affinché siano uno indica il desiderio di unità spirituale fraterna con la frase completa legata alla preghiera sacerdotale di Gesù, che chiede al Padre che i suoi seguaci siano uniti tra loro e con Lui.

Il 25 maggio 1995 Papa Giovanni Paolo II sottoscriveva la lettera enciclica Ut Unum Sint, un documento di significativa importanza per l’impegno ecumenico di tutta la Chiesa Cristiana nel compito ecumenico  dell’unità dei cristiani proponendolo finalmente con convinzione oltre le dichiarazioni della preghiera del Credo che, pur recitate da tutti costantemente suonano poi false nelle divisioni delle Chiese Cristiane.

Dal momento dell’enciclica la frase è usata comunemente in contesti religiosi e teologici per sottolineare l’importanza di quell’unità all’interno della comunità cristiana voluta da Gesù ma stupidamente poi disattesa dalle Chiese.

Il re d’Inghilterra Carlo III° ha pregato come capo delle Chiese Anglicane insieme al vescovo di Roma, Primate della Chiesa Romana prima nella Cappella Sistina e poi nella Basilica di San Paolo per onorare l’apostolo ritenuto il vero creatore delle Chiese Cristiane nel mondo.

A San Paolo il monarca ha trovato un trono creato apposta per lui con lo stemma della sua Casa Reale e la frase Ut Unum Sint per ricordare lo scopo dell’unione della Cristianità voluta da nostro Signore che è l’unico capo di tutte le Chiese Cristiane che sono autocefale.

Le differenze locali e di tradizione devono arricchire e unire non dividere Anglicani, Romani e Ortodossi.

Il trono è divenuto uno scranno permanente della Basilica e potrà essere utilizzato da re Carlo III° e dai suoi successori in visita a San Paolo.

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