Le cinture di sicurezza

Le cinture di sicurezza sono dispositivi di sicurezza ampiamente utilizzati nei veicoli per proteggere i passeggeri in caso di incidente sono in grado di ridurre significativamente il rischio di lesioni gravi.

Le cinture di sicurezza sono composte da fasce di tessuto particolarmente resistente agganciate a punti specifici che sono almeno due come sugli aerei dell’aviazione civile ma possono diventare anche quattro o sei per imbracature speciali come per le auto da corsa o gli aerei supersonici da caccia.

Le cinture hanno lo scopo di trattenete il corpo in caso di una brusca decelerazione e di mantenere il pilota o il passeggero seduto in posizione corretta assorbendo le accelerazioni indotte dai movimenti come, ad esempio la forza centrifuga durante i cambi di direzione veloci.

Durante un incidente la decelerazione quasi immediata  può proiettare il corpo verso oggetti solidi e causare gravi danni senza le cinture che distribuiscono la forza dell’impatto sulle spalle, il torace e il bacino, limitando il movimento indesiderato e riducendo il rischio di lesioni anche gravi e persino mortali dovute a traumi interni e impatti del capo.

Quando le auto da corsa prive di abitacolo cominciarono ad essere equipaggiate con cinture di sicurezza fu possibile verificare che rendevano la guida più sicura e anche meno faticosa: le auto da corsa sono state spesso protagoniste di grandi innovazioni come appunto con le cinture di sicurezza, i freni a disco, i turbocompressori, ecc.

L’introduzione delle cinture di sicurezza nei veicoli commerciali inizia con la Volvo PV 444 nel 1958, la prima auto ad essere equipaggiata con una cintura di sicurezza a tre punti.

Inizialmente hanno molto successo le cinture a due punti, tipo aereo di linea, ma presto lo standard diventa per le auto il tipo a tre punti che aggiunge alla cintura alla vita per bloccare il bacino una fascia obliqua per tenere anche la spalla più efficace per ridurre le lesioni da incidenti.

Negli anni ’60 solo pochi proprietari facevano montare le cinture di sicurezza, normalmente a due punti e solo sui sedili anteriori che venivano utilizzate prevalentemente viaggiando fuori città perché venivano erroneamente ritenute poco utili negli impatti cittadini a bassa velocità.

In realtà anche un impatto a 50 Km/h proietta il corpo in avanti senza possibilità di evitarlo: una delle cose più pericolose è tenere un bambino o un animale in braccio.

Anche se la persona è seduta con la cintura di sicurezza allacciata correttamente neppure l’atleta più preparato è in grado di evitare che quanto tiene fr le braccia venga rovinosamente proiettato in avanti.

Le leggi e i Codici che regolano il traffico hanno stabilito regole specifiche nazionali e internazionali per l’uso delle cinture di sicurezza e dei seggiolini per bambini.

I bambini devono utilizzare sistemi di ritenuta adeguati alla loro altezza e peso fino ai 12 anni o fino a quando raggiungono i 150 cm di altezza: tali seggiolini devono essere omologati e posizionati nel modo corretto, preferibilmente sul sedile posteriore e sempre sul sedile posteriore quando il sedile del passeggero anteriore è dotato di airbag.

La violenta apertura dell’airbag può danneggiare gravemente anche i bambini disposti sul loro seggiolino dedicato e alcune automobili dispongono di una specifica procedura per disattivare l’airbag del posto passeggero anteriore.

Tuttavia disattivare l’airbag è sempre complesso e spesso poi non viene riattivato eliminando di fatto la protezione per gli adulti.

Usare le cinture di sicurezza è sempre una eccellente idea ma alcuni possono farne a meno:

Donne in gravidanza, quando possano diventare rischiose per la salute considerando che il rischio di essere proiettati in avanti verso oggetti rigidi è maggiore e più grave senza cintura indossata;.

Persone con patologie mediche che rendono pericoloso l’uso delle cinture, quando questo rischio viene attestato da un certificato rilasciato da un medico.

Forze dell’ordine in servizio operativo e conducenti di veicoli d’emergenza.

Conducenti di veicoli d’epoca quando l’auto non è dotata di cinture di sicurezza originali.

Istruttori di guida durante lo svolgimento del servizio

Passeggeri che indossano tutori o busti o con specifiche patologie certificate che rendono impossibile o difficile o non consigliato l’uso della cintura, con grave obesità, insufficienza respiratoria o menomazioni fisiche evidenti.

L’esenzione dall’obbligo di indossare la cintura per le persone con più di 65 anni è una leggenda metropolitana priva di fondamento ed è sempre consigliabile indossarle per sicurezza.

La normativa generale richiede l’uso delle cinture di sicurezza per tutti i passeggeri compresi quelli sui sedili posteriori, indipendentemente dall’età.

Esistono casi di temporanea insofferenza alla cintura quando questa comprime eccessivamente il bacino e/o il torace: in questi frangenti si può allacciare la cintura mantenendola più lenta con la mano oppure con un blocco temporaneo che agisce sulla molla di recupero lasciando le strisce leggermente lente.

Si tratta di un accorgimento da adottare solo in casi limite poiché diminuisce la sicurezza della cintura e rende più pericoloso l’airbag.

Per la violazione del mancato utilizzo delle cinture di sicurezza si subisce la decurtazione di 5 punti dalla patente e 10 punti per chi ha conseguito la patente da meno di tre anni.

In caso di recidiva con due violazioni negli ultimi due anni viene sospesa la patente. 

Conducente senza cintura: Subisce la decurtazione di 5 punti dalla patente e la multa. 
Neopatentato senza cintura: Subisce la decurtazione di 10 punti dalla patente e la multa. 
Passeggero minorenne senza cintura: Il conducente o il sorvegliante del minore è tenuto a pagare la multa e subisce la decurtazione dei punti. 
Passeggero maggiorenne senza cintura: La sanzione è a carico del passeggero, e il conducente non perde punti dalla patente. 
Recidiva: Se si commette la stessa infrazione per due volte nell’arco di due anni, si rischia la sospensione della patente da 15 giorni a 2 mesi.

In Italia il Codice della Strada richiede l’uso delle cinture di sicurezza per tutti i conducenti e passeggeri, sia sui sedili anteriori che su quelli posteriori e l’obbligo riguarda oltre alle autovetture anche autobus e minibus dotati di sistemi di ritenuta.

Il Codice prevede una multa da 80€ sino a 323€ nel caso la cintura non sia indossata e da 40€ a 162€ nel caso in cui la cintura sia indossata ma in maniera scorretta tanto da inficiarne la funzione protettiva.

Le cinture devono essere indossate correttamente: in caso di uso improprio della cintura, come ad esempio se messa in modo scorretto o usata per trasportare i bambini all’interno dei dispositivi di ritenuta non corretti, comportano comunque la decurtazione dei punti patente oltre alla multa.

Contestazione di una multa errata

Per contestare una multa per mancato uso della cintura, bisogna presentare un ricorso al Giudice di Pace entro 30 giorni o al Prefetto entro 60 giorni dalla notifica della multa.

Si può contestare la multa in vari casi, ad esempio essendo un guidatore esentato da certificazione medica, forze dell’ordine in emergenza, ecc., se la multa è per un’auto d’epoca antecedente all’obbligo, o se ci sono errori nel verbale come generalità non corrette o indicazioni generiche.

Raccogli prove a tuo favore (foto, certificati, testimoni) e scegli la via più adatta, tenendo conto che il ricorso al Giudice di Pace è più costoso ma più efficace, mentre il ricorso al Prefetto è più rapido ma meno garantista.

Motivi validi per la contestazione sono anche i casi di illegittimità del verbale come:
Errore di compilazione: Le generalità del trasgressore, o gli estremi della patente non sono corretti.

Contenuto generico e incerto: Mancano informazioni specifiche come il tipo e modello dell’auto o il luogo esatto dell’infrazione.

Mancanza di notifica immediata: Se la multa non è stata notificata sul momento e non ci sono state prove di una violazione immediata, si può contestare sulla base dell’assenza di un accertamento diretto.

Ricorso al Giudice di Pace: va eseguito entro 30 giorni dalla notifica della multa.

Procedura: È una procedura più lunga e costosa, ma con maggiori possibilità di successo, in quanto il giudice può valutare testimoni e prove.

Ricorso al Prefetto:

Termine: Entro 60 giorni dalla notifica della multa.

Procedura: È una procedura più rapida, ma il Prefetto è più orientato a favore dell’amministrazione. È utile per casi di illecito evidente.

Cosa fare per preparare il ricorso

Raccogli le prove:
Fotografie, certificati medici, testimonianze di persone presenti al momento della violazione.

Consulta l’assistenza legale:
Un professionista può aiutarti a valutare la fattibilità del ricorso e aumentare le possibilità di successo.
Spedisci la documentazione:
Invia il ricorso tramite raccomandata A/R o consegnalo a mano presso l’ufficio competente.

Lascia un commento

Translate »