Nuove sorprese lunari

Attualmente l’ultima missione lunare con equipaggio è stata la missione l’Apollo 17, che è atterrata sulla Luna l’11 dicembre 1972, lasciando sulla superficie le ultime impronte umane.

L’equipaggio, composto da Eugene Cernan e Harrison Schmitt, è tornato sulla Terra il 19 dicembre 1972, chiudendo il programma Apollo e l’era degli allunaggi allunando nella valle Taurus-Littrow.

Tuttavia quando gli astronauti della missione Apollo 17 tornarono dalla Luna riportarono numerosi campioni di roccia e suolo lunare, alcuni dei quali furono sigillati e conservati con estrema cura, nell’ipotesi che tecnologie e metodi futuri potessero rivelare nuove informazioni a partire da quei materiali.

Ora, un gruppo di ricerca della Brown University, ha scavato dentro le rocce alla ricerca di tracce ancora nascoste e ha scoperto qualcosa di sorprendente: segni di zolfo un elemento strano, per il mantello lunare.

Alcuni dei materiali vulcanici prelevati nella regione di Taurus Littrow presentano composizioni isotopiche insolite dell’elemento zolfo con una marcata povertà di zolfo-33, un isotopo stabile dello zolfo sempre presente nelle rocce terrestri.

Le analisi hanno mostrato quindi notevoli differenze rispetto a quelle tipiche delle rocce terrestri.

L’importanza della scoperta è grande perché rocce di struttura diversa provengono da regioni diverse quindi la Luna si è formata, almeno in parte, da materiale che non proviene dalla Terra.

Il team di Dottin ha utilizzato la spettrometria di massa a ioni secondari per misurare con grande precisione le composizioni isotopiche del zolfo, una tecnica che nel 1972 non era disponibile.

Uno dei campioni di roccia lunare preservato fino ai nostri giorni in attesa che nuove tecnologie permettessero migliori analisi rispetto a quelle degli anni Settanta.

I ricercatori ritengono che le condizioni ambientali primordiali della Luna possano aver determinato specifiche reazioni fotochimiche dello zolfo ma solo se la Luna avesse posseduto un’atmosfera anche molto tenue per un certo periodo iniziale e in queste condizioni lo zolfo avrebbe potuto interagire con la radiazione ultravioletta (UV).

L’altra ipotesi riguarda la Luna formata da una collisione planetaria fra la Terra e un altro pianeta più piccolo di dimensioni simili a quelle attuali di Marte: l’impatto violentissimo avrebbe distrutto il pianeta più piccolo oltre a generare enormi quantità di detriti spaziali molti dei quali si sarebbero aggregati per formare la Luna invece di disperdersi nello spazio come gli altri.

Se il pianeta distrutto avesse avuto una composizione isotopica dello zolfo specifica  questa potrebbe essere rimasta nel mantello lunare.

I dati disponibili non permettono di escludere definitivamente l’una o l’altra ipotesi.

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