Vengono definite microplastiche le particelle più piccole di 5 millimetri, che derivano dalla degradazione di oggetti più grandi o sono prodotte direttamente per essere usate come abrasivi in prodotti come cosmetici e detersivi.
Queste particelle si trovano ovunque, dall’Artico all’Amazzonia, e rappresentano una minaccia per l’ambiente e la salute umana perché possono essere ingerite dagli animali causando problemi agli organi e accumulandosi nella catena alimentare umana.
Microplastiche primarie: sono quelle fabbricate intenzionalmente in dimensioni ridotte per creare microabrasivi per il lavaggio dei tessuti sintetici, l’attrito degli pneumatici e i microgranuli nei cosmetici e i detersivi.
Microplastiche secondarie: derivano dalla frammentazione di oggetti in plastica più grandi, come bottiglie, sacchetti e imballaggi quando usura e deterioramento causano la loro progressiva riduzione in particelle più piccole che si sfaldano.
Le microplastiche hanno invaso quasi tutti gli ambienti del pianeta, comprese: acque dolci e saline (oceani, laghi, fiumi), atmosfera, terreno e ghiacci artici e antartici
Gli organismi marini come pesci, crostacei, ecc. e gli esseri umani possono ingerire microplastiche, che si accumulano negli organi vitali che possono bloccare fisicamente o ridurne la funzionalità e possono anche assorbire e trasportare sostanze tossiche come pesticidi, metalli pesanti e simili nell’ambiente e nella catena alimentare.
Effetti sulla salute umana sono notevoli l’ingestione crea problemi gastrointestinali, disturbi del microbiota, problemi riproduttivi, cardiovascolari e neurologici, e possibili effetti cancerogeni e anche l’inalazione di microplastiche può causare problemi respiratori.
Le microsfere sono impiegate in scrub, dentifrici e altri detergenti per esfoliare la pelle o migliorare la texture come ad esempio sbiancare i denti; in trucchi e creme, le microplastiche possono migliorare durata del trattamento e aspetto; migliorano le proprietà pulenti, la stabilità, la resistenza meccanica e le proprietà idrorepellenti di vernici, rivestimenti e detergenti; vengono usate in cere, sigillanti e trattamenti protettivi per migliorarne l’adesione, la lucentezza e la durata; possono fungere da agenti antiagglomeranti nei fertilizzanti e prodotti per il verde, e per il rilascio controllato di nutrienti; le fibre sintetiche rilasciate dai capi d’abbigliamento durante il lavaggio sono una notevole fonte di microplastiche; i granuli di plastica sono impiegati nella produzione di prodotti in plastica.
Dato il loro impatto ambientale, in Italia è stato vietato il commercio di alcuni cosmetici da risciacquo contenenti microplastiche dal 2020 e l’Unione Europea, con il Regolamento UE 2023/2055, ha introdotto restrizioni più ampie sulla vendita e sull’uso di prodotti contenenti microplastiche aggiunte intenzionalmente, come previsto dal Regolamento specifico REACH.
Sarà necessario vietare le microplastiche in tutti i prodotti cosmetici, sostenere proposte per estendere questi divieti ad altri prodotti e migliorare i processi di depurazione per rimuovere le microplastiche dalle acque reflue prima di scaricarle in mare.
Molto importante sarà aumentare la consapevolezza pubblica sul problema e adottare misure per ridurre l’uso e la dispersione di plastica.
Dove troviamo le microplastiche?
Le microplastiche sono presenti in una vasta gamma di alimenti, dal pesce alla frutta e verdura, ai prodotti caseari, e possono arrivare al cibo attraverso il packaging, la contaminazione del suolo e dell’acqua.
Sebbene l’ingestione sia frequente, con stime che indicano il consumo di migliaia di particelle ogni anno, gli effetti esatti sulla salute umana sono ancora oggetto di studio.
Tuttavia, sono già note potenziali preoccupazioni riguardo ai rischi fisici e chimici, dato che le microplastiche possono trasportare additivi e contaminanti e influenzare diversi organi.
Da dove provengono le microplastiche nel cibo?
Molti imballaggi alimentari sono di plastica, e le particelle possono migrare negli alimenti.
Le microplastiche arrivano nel suolo attraverso fertilizzanti derivanti da acque reflue trattate, finendo poi nella produzione agricola.
Anche l’acqua, sia di rubinetto che in bottiglia, può contenere microplastiche.
Quali alimenti sono più a rischio?
Pesce e crostacei sono tra gli alimenti più contaminati, in particolare gamberi, bastoncini di pesce e merluzzo.
Tutti gli alimenti preprocessati tendono a contenere concentrazioni di microplastiche significativamente più elevate rispetto agli alimenti integrali.
Alcuni studi hanno identificato microplastiche in mele, pere, broccoli e carote.
Formaggio e latte possono contenere microplastiche, con il formaggio stagionato che mostra le concentrazioni più alte.
Quali sono i potenziali rischi per la salute?
Le particelle più piccole possono attraversare la mucosa intestinale e raggiungere altri tessuti.
Le microplastiche possono rilasciare additivi chimici presenti nella plastica o altri contaminanti adsorbiti e possono agire come vettori di microrganismi e potenziali patogeni, e alcune ricerche suggeriscono che possano interferire con il sistema endocrino.
È stato osservato che le microplastiche possono accumularsi nel fegato e nell’intestino.
Cosa fare per ridurre l’ingestione di microplastiche:
Preferire prodotti sfusi: Ridurre l’uso di imballaggi portando i propri contenitori quando possibile.
Scegliere contenitori riutilizzabili: utilizzare contenitori in vetro o carta per gli alimenti da asporto, evitando la plastica.
Essere consapevoli degli alimenti ultra-processati e limitare il consumo di alimenti altamente trasformati.