Il Duomo di Santo Stefano
La Cattedrale di Santo Stefano e Tutti i Santi è un monumentale edificio simbolo della città, chiamato familiarmente Steffl dal nome colloquiale della piccola statua di santo Stefano collocata in cima alla guglia della torre settentrionale della facciata principale.
Il campanile del Duomo, uno dei più alti del mondo, è visibile da ogni punto della città.
Storia
La costruzione del Duomo inizia nel 1147 con la realizzazione di una chiesa romanica che rimane in uso sino al XIII° secolo quando viene ampliata, poi dal XIV° secolo la chiesa viene completamente rifatta secondo l’architettura gotica.
La famiglia imperiale degli Asburgo si dedica alla cattedrale ed esegue numerosi lavori di ampliamento.
Il duomo diviene celebre nel 1515 quando vi vengono celebrati i matrimoni tra i nipoti di Massimiliano Asburgo e i figli del re di Ungheria.
Durante la seconda guerra mondiale la chiesa viene gravemente danneggiata dai bombardamenti aerei ma nel 1947/48 sarà restaurata.
La facciata principale comprende la Porta dei giganti dove nel XV° secolo venne ritrovato un osso di mammut e le due torri gemelle dette Torri nord e sud dei Pagani (nördlicher e südlicher Heidenturm) erette sul sito di un antico tempio pagano.
La torre sud è alta 137 metri e integra una piattaforma panoramica che offre una vista sulla città ma richiede un percorso di circa 350 gradini.
La torre ospita 11 campane intonate e armonizzate tutt’ora utilizzate.
La torre nord possiede la grande campana di 20 tonnellate ottenuta dalla fusione nel 1711 di cento palle di cannone sparate dai Turchi contro le mura viennesi durante l’assedio della città e denominata Pummerin.
Il tetto è realizzato con 250.000 tegole smaltate per formare lo stemma dell’aquila a due teste degli Asburgo, mentre sul lato nord il pulpito di san Giovanni da Capistrano del XVIII° secolo ricorda Il santo che predicò incitando il popolo a combattere gli invasori turchi sconfitti definitivamente nel 1456.
La navata centrale è sostenuta da colonne riccamente decorate è dominata dal Pilgramkanzel, il pulpito gotico realizzato nel 1510 da Anton Pilgram e dall’altare maggiore barocco in marmo del 1641 di Johann Jacob Pock con al centro il grande dipinto del Martirio di Santo Stefano di Tobias Pock.
A lato dell’altare c’è la tomba in marmo rosso dell’imperatore Federico III. Dall’altro lato si trova, invece, l’altare di Wiener Neustadt, commissionato dall’imperatore Federico III°.
Numerose leggende popolari parlano della statua di Cristo crocifisso che possiede una barba vera che cresce sempre e della statua del Cristo del mal di denti che punisce i peccatori col mal di denti,l a statua della Madonna dei Servi si prodigò miracolosamente in soccorso a una cameriera accusata ingiustamente di aver rubato al proprio padrone, mentre l’icona della Madonna di Pécs si dice versi lacrime e abbia aiutato il principe Eugenio di Savoia nella vittoria sui turchi.
Dal 1300 vengono realizzati e modificati innumerevoli organi perché la più bassa nota riproducibile è funzione della diagonale maggiore dell’edificio quindi una grande cattedrale consente di apprezzare note di frequenza particolarmente bassa con suoni suggestivi non riproducibili nella sale da concerto.
Le catacombe di Santo Stefano accolgono le salme degli arcivescovi e degli Asburgo ma ne esiste una sezione più recente che venne destinata a cimitero pubblico.
Il Castello di Schönbrunn, il cui nome significa bella sorgente, è stato la reggia imperiale di Vienna dal XVII° secolo sino al 1918, originariamente si trovava in campagna ma oggi è nella periferia ovest di Vienna.
Il palazzo dopo vari ampliamenti e ristrutturazioni è di forme barocche e sino alla fine del primo conflitto mondiale è stato il centro culturale e politico dell’impero asburgico.
All’epoca di Maria Teresa risale la maggior parte degli interni, in rococò austriaco e tra il 1805 e il 1809, Napoleone Bonaparte prese residenza al castello di Schönbrunn.
Attualmente il castello di Schönbrunn conta 1.441 stanze di diversa grandezza; molte di queste sono destinate a usi governativi, ma 190 sono aperte al pubblico insieme al parco.
Il palazzo, su modello della Reggia di Versailles, si imposta su due fronti con grandi scalinate a due rampe e ali avanzanti per quello orientato verso la città di circa 180 metri di sviluppo lineare completata da una recinsione rococò in ferro battuto impreziosita da due obelischi verso il Cortile dei Signori ornato da fontane con figure allegoriche realizzate nel 1776.
Le facciate possiedono un pronao centrale a semicolonne e le due maestose scalinate che conducono all’ingresso realizzato al piano rialzato considerato il livello nobile.
Gli interni del castello erano destinati ad abitazione imperiale, rappresentanza per feste e cerimonie che sottolineavano con la loro munificenza il prestigio della real casa, quindi completati con arredi particolarmente ricercati ed eleganti in stile barocco e rococò sino a quelli più funzionali del periodo di sviluppo economico-industriale del II Reich.
Nel primo piano si trovano gli appartamenti dell’imperatore Francesco Giuseppe e dell’imperatrice Elisabetta ad occidente contrapposti ad oriente a quelli di Maria Teresa e dei genitori dell’imperatore Francesco Giuseppe mentre al piano terra si trovano gli appartamenti privati della famiglia imperiale in quanto nel periodo estivo erano più fresche e piacevoli rispetto a quelle del piano superiore.
Il castello è enorme e per circa il 90% è stato destinato a residenza per funzionari dell’apparato statale.
Bergl ricoprì tutte le pareti e i soffitti con paesaggi colorati, che erano affollati di animali e uccelli esotici. Questo mondo però non è incontaminato, bensì integrato di fantasie umane con pergolati, balaustre e vasi rococò. Gli affreschi di Bergl si fondano su approfonditi studi della natura, che forse sono stati utilizzati persino nel parco e nell’orangerie del castello. Le stanze, chiamate dal suo nome “stanze di Bergl”, furono utilizzate da Maria Teresa, poiché erano più fresche di quelle del primo piano.
no Ricci.
La Scala Blu nell’ala ovest conduce dal piano terra al primo piano, è così chiamata per il tappeto di colore blu intenso che la ricopre: un accesso importante che conduce ai locali destinati alle udienze e di rappresentanza. Un tappeto blu scuro si estende sui gradini di tutta la scala. Un pregevole affresco riveste il soffitto della scala blu e mostra l’erede al trono Giuseppe che riceve la corona di alloro dinnanzi al trono.
La sala da biliardo dal 1860 precede i locali di udienza di Francesco Giuseppe e fungeva da sala di attesa per ministri dell’impero, i generali e gli alti ufficiali che in attesa di essere ricevuti potevano giocare a biliardo.
Degna di nota la stanza da bagno voluta nel 1917 dall’imperatrice Zita tutta in marmo con la grande vasca da bagno e una doccia completa di acqua corrente calda e fredda una novità in un epoca dove la vasca da bagno veniva riempita dalla servitù con una processione di brocche.
Gabinetto per la prima colazione
Sempre al 1860 risale la sala degli specchi voluta da Maria Teresa con pareti bianche e decorazioni a stucchi dorati in stile rococò, tendoni in velluto rosso con tendine bianche e mobili rococò sempre in legno bianco-dorato e velluto rosso.
Il nome della stanza deriva dalla presenza dei grossi specchi di cristallo che, contrapposti riflettono l’uno dentro l’altro le immagini dando l’illusione di un locale particolarmente grande e incuriosendo l’osservatore con immagini riflesse all’infinito.
Secondo la tradizione fu in questa stanza che avvenne il primo concerto del sedicenne Wolfgang Amadeus Mozart di fronte all’imperatrice Maria Teresa e alla sua corte e, sempre secondo la tradizione, alla conclusione della sua esibizione il giovane Mozart si sia seduto sulle ginocchia dell’imperatrice baciandola con un gesto apprezzato da Maria Teresa.
Nel cuore del castello è ubicata la Grande Galleria di 42 x 10 metri: 420 m² utilizzati per sfarzosi ricevimenti come balli o grandi banchetti anche questa impreziosita da specchi di cristallo e stucchi dorati rococò.
Nel 1961 nella Grande Galleria si incontrarono il presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy e il segretario del partito sovietico Nikita S. Chruščёv .
Vicino alla Grande Galleria si trova la Sala delle cerimonie, in realtà utilizzata come anticamera degli appartamenti dell’imperatore Francesco Stefano e per le riunioni familiari quali battesimi, onomastici, compleanni imperiali e per grandi pranzi per la corte imperiale.
La stanza privata di lavoro dell’imperatore Francesco I si chiama Stanza delle Vecchie Lacche ed è tutta rivestita di legno di noce con inserti di tavole nere di lacca di Pechino che danno il nome al locale.
La lacca è molto sensibile alla luce e ha avuto bisogno di numerosi restauri quindi ora è schermata dalla luce diurna e illuminata con luci artificiali a bassa intensità.
Dal 1805 al 1809 Napoleone occupò Vienna e utilizzò il Castello come suo quartier generale soggiornando in quella che viene chiamata camera di Napoleone che contiene un piccolo letto.
Con il suo matrimonio politico con l’arciduchessa Maria Luisa, figlia dell’imperatore Francesco II, nel 1810, venne siglata la pace con la Francia e nacque il figlio Napoleone Francesco Bonaparte, nominato duca di Reichstadt, dopo l’abdicazione di Napoleone, Maria Luisa portò il figlio a Vienna ma il giovane duca morì in questa stanza nel 1832, a soli 21 anni, di tubercolosi.
La camera delle porcellane non contiene porcellane a parte il lampadario a soffitto perché Maria Teresa la utilizzava per lavoro e svago.
La Camera dei milioni è una delle più preziose dell’intero castello e deve il suo nome a causa del costoso rivestimento in legno di palissandro con tutte le pareti decorate da grandi specchi che danno l’illusione di un locale di dimensioni infinite.
Il Salone dei Gobelin ha le pareti impreziosite da arazzi del XVIII° secolo di fattura belga, detti Gobelin, che mostrano scene del porto di Anversa un tempo parte dell’impero austriaco.
Questo salone fu utilizzato dall’arciduchessa Sofia e nel 1873 per l’Esposizione mondiale di Vienna.
La biblioteca è arredata da partizioni mobili pregevolissime per l’epoca che coprono gli scaffali destinati ai libri, ma nel XIX° secolo il locale fu arredato come scrittoio per la madre dell’imperatore, l’arciduchessa Sofia, divenendo così parte degli appartamenti dei genitori dell’imperatore Francesco Giuseppe.
Il Salone Rosso, che si chiama così per il colore della tappezzeria in seta che riveste le pareti, per quello delle preziose tende in velluto e seta e per quello del grande tappeto.
Un teatro inaugurato nel 1747 completa il castello impreziosito dal suo maestoso parco esterno di stile barocco francese realizzato dall’imperatrice Maria Teresa dal1695 su progetto di Jean-Nicolas Jadot giardiniere del Re di Francia a Versailles e venne costruito in anticipo rispetto alla ristrutturazione del castello per dar tempo alle piante di crescere ma Maria Teresa cambiò castello e parco dal 1750 facendo realizza la Gloriette e la fontana di Nettuno che dominano il parco mentre l’imperatore Francesco Stefano vi fece erigere uno zoo e un giardino botanico.
L’imperatore Giuseppe II rompe la tradizione disponendo l’accesso al pubblico ai giardini imperiali, con grande dispiacere dell’aristocrazia che si trovava a dover passeggiare nei giardini con la popolazione comune, ma grazie a questa intuizione il giardino e il castello divennero il principale luogo di aggregazione per la popolazione di Vienna.
La Gloriette era concepita come il Tempio della fama e principale attrazione del parco in quanto realizzata nel punto più scenografico del parco con un corpo centrale massiccio con tre grossi archi e doppi colonnati laterali: un monumento dedicato alla guerra giusta, che ha portato alla pace con la prima la guerra di successione austriaca e quella guerra dei sette anni.
Sotto la Gloriette si trova la fontana di Nettuno realizzata poco prima della morte di Maria Teresa che rappresenta il dio Nettuno che governa le acque.
L’area centrale del parco è chamata il Grande Parterre del 1780: è un vasto prato con aiuole fiorite coloratissim e grandi statue ispirate alla storia greca e romana.
Le rovine romane sono posticce secondo i dettami del neoclassicismo: un complesso di finte rovine romane che rappresentavano le terme di Tito e Vespasiano con un anfiteatro, una fontana rettangolare e un grande viale con la statua di Ercole.
L’Impero Romano doveva richiamare il Sacro Romano Impero che gli Asburgo mantenevano vivo e neoclassica è anche la fontana dell’Obelisco del 1777 costituita da una grotta artificiale con divinità fluviali e un obelisco sostenuto da quattro tartarughe dorate: l’obelisco era considerato simbolo di stabilità ed espressione della continuità della casata reale.
La Bella Fonte secondo la tradizione, fu scoperta durante una battuta di caccia dall’imperatore Mattia che ne rimase affascinato tanto da creare una residenza che divenne la base per la costruzione del castello.
La voliera venne costruita attorno al 1750 come simbolo di opulenza quindi di grandi dimensioni, barocca con tetto in rame e quattro nicchie di mattoni come riparo notturno per gli uccelli.
La Casa delle palme è una serra di 700 m2 realizzata dall’imperatore Francesco Giuseppe I nel 1880 mentre la casa del tramonto viene costruita ai primi del novecento per ospitare nuove essenze floreali e piante giunte dall’Australia e dal Sudafrica, oltre che dal Nord America.
Nel parco si trovano due labirinti uno di tipo classico demolito a fine ottocento ma poi fedelmente ricostruito che comprende anche una piattaforma rialzata per osservare il tracciato del labirinto e un labirinto nuovo più grande di quasi 3000 m2con giochi tattili, enigmi matematici e un caleidoscopio gigante che permette ai visitatori di osservare se stessi in modo inaspettato.
Altre aree verdi all’interno del parco del castello sono il Giardino Giapponese e altri di botanica internazionale.