Gli evangelici sono cristiani che, pur aderendo ai principi fondamentali del cristianesimo, enfatizzano la centralità della Bibbia, la conversione personale, l’evangelizzazione e il perdono dei peccati attraverso la fede in Gesù Cristo.
Il termine si riferisce più ampiamente al movimento dell’Evangelicalismo, nato nel XVIII° secolo nel mondo protestante, ma in Italia è utilizzato anche per indicare un’ampia famiglia di Chiese e denominazioni nate o influenzate dalla Riforma protestante.
Caratteristiche principali:
La Bibbia viene considerata come autorità suprema.
La Bibbia è la parola di Dio e la guida per la fede e la pratica religiosa.
Molto risalto si dà alla conversione personale cioè diretta senza intermediari.
Si dà importanza alla “rinascita” o conversione, ovvero all’esperienza personale di fede in Gesù Cristo.
Evangelizzazione è un forte impegno nella diffusione della buona novella del Vangelo, sia attraverso la predicazione sia con azioni concrete.
La morte e la risurrezione di Gesù sono viste come l’atto centrale della salvezza per tutta l’umanità.
In Italia in particolare, il termine evangelici include diverse denominazioni, come i battisti (UCEBI), i valdesi e i metodisti (parte della FCEI), e le Assemblee di Dio (pentecostali).
Esistono anche altre organizzazioni, come l’Alleanza evangelica italiana (AEI), che raggruppano le chiese evangeliche italiane.
Gli Evangelici sono Cristiani che vantano però alcune peculiarità proprie.
Gli evangelici danno primato alla Bibbia come Anglicani e Ortodossi, distinguendosi dalla Chiesa Romana, che include anche la tradizione come fonte di autorità dottrinale, oltre al Magistero. Il principio è quello della Sola Scriptura, ovvero che solo la Bibbia è l’autorità finale e sufficiente per la fede e la vita cristiana
Gli Evangelici non venerano Maria e i santi, che considerano modelli di fede ma non intermediari che intercedono per i fedeli come gli Anglicani, il culto di Maria e dei santi, viene considerato in contrasto con i comandamenti e l’unicità di Cristo come unico mediatore tra Dio e l’uomo.
Gli Evangelici riconoscono l’importanza del battesimo e dell’Eucaristia che chiamano ordinanze, ma senza la dottrina cattolica della trasformazione del pane e del vino nel corpo e sangue di Cristo durante la messa.
Gli Evangelici non hanno una singola chiesa, ma un vasto movimento con diverse denominazioni e un’organizzazione più variegata e talvolta decentralizzata.
Evangelici: Generalmente riconoscono solo due sacramenti (o ordinanze) principali, il Battesimo e la Cena del Signore, sebbene la loro interpretazione e pratica possano variare.
Gli Evangelici pongono un’enfasi particolare sul concetto di “rinascita” attraverso la conversione personale, l’importanza della predicazione e della testimonianza della fede e danno meno risalto alla partecipazione ai sacramenti, alla tradizione e alla vita della comunità ecclesiale come vie per la crescita spirituale e la salvezza.
Non c’è un singolo capo delle chiese evangeliche che sono tutte autocefale in un insieme di denominazioni diverse, con figure di riferimento come pastori e presidenti di federazioni sono responsabili a livello locale o nazionale.
Il presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI) è Daniele Garrone, mentre ogni singola chiesa locale è guidata da un pastore.
Le chiese evangeliche non riconoscono un’autorità simile a quella papale, né un’autorità centrale che eserciti controllo su tutte le denominazioni.
Ogni chiesa evangelica è autonoma nella sua gestione e nella sua guida spirituale con un pastore che è il ministro di culto responsabile della guida spirituale della singola comunità cristiana, spesso chiamato a condurre la comunità e amministrare i sacramenti.
In Italia, la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI) ha un presidente, attualmente Daniele Garrone, che rappresenta le chiese aderenti e ha un ruolo di cooperazione evangelica.
Altre denominazioni, come le Assemblee di Dio in Italia, possono avere presidenti propri, come in passato il pastore Gaetano Montante.
Il pastore
Il pastore religioso è una figura centrale nelle chiese cristiane, specialmente protestanti ed evangeliche, che guida spiritualmente una comunità, si occupa del benessere spirituale dei fedeli, ministra sacramenti come battesimo e cena del Signore, e porta la “Parola” di Dio.
Il termine deriva dalla metafora biblica del “Buon Pastore” e sottolinea la funzione di cura e guida del gregge, come descritto in testi come i Vangeli e gli Atti degli Apostoli.
Funzioni principali del Pastore:
Guida spirituale: Il pastore è una guida per la comunità, occupandosi di stimolare la fede e aiutare i fedeli a integrare la loro spiritualità nella vita quotidiana.
Predicazione e insegnamento: Annuncia la “buona parola” di Dio attraverso la predicazione e l’insegnamento, diffondendo il Vangelo.
Amministrazione dei sacramenti: È l’unica figura autorizzata ad amministrare i sacramenti, come il battesimo e la Santa Cena.
Comunità e cura delle anime: Si prende cura delle “anime” affidate alla sua custodia, lavorando per creare una comunità viva e armoniosa.
Differenze e origine del termine: Confessioni protestanti: Il termine “pastore” è più specificamente associato alle confessioni protestanti, come riformati ed evangelici, che lo hanno preferito a “prete” per differenziarsi dalla Chiesa Cattolica. Il termine “pastore” può anche essere usato in senso figurato per indicare un leader o una guida in generale, oltre che in senso stretto per indicare chi si occupa dell’allevamento delle pecore.