Il Radon

II radon è un gas radioattivo naturale inodore e incolore che costituisce la prima e più importante sorgente di esposizione alle radiazioni per le persone.

Il Radon è un prodotto del decadimento radioattivo di uno degli elementi radioattivi naturali esistenti sulla terra appartenente alla famiglia dell’Uranio 238.

Il terreno e tutti gli elementi estratti dal suolo possono contenere elementi radioattivi compresi i materiali da costruzione più comuni e utilizzati quali i tufi, le terre pozzolaniche, il granito e molti altri.

Il Radon è un gas leggero quindi sale attraverso il suolo in quantità proporzionale agli specifici strati che lo producono nel sottosuolo.

Il Radon esala dal terreno e si disperde nell’atmosfera nella quale costituisce una sezione dei gas rari, chiamati così perché presenti nell’aria in quantità infinitesimali come il Neon, l’Argo, ecc.

Quando strutture artificiali, come abitazioni ed edifici, impediscono al Radon di disperdersi nell’aria ne creano concentrazioni sempre più elevate trattenute dalle fondazioni impermeabili al gas, il Radon diviene pericoloso e provoca patologie respiratorie e tumore polmonare.

E’ certa anche l’interazione del radon con altri fattori, principalmente il fumo di sigaretta: una sinergia che aumenta notevolmente i rischi di insorgenza di patologie polmonari.

Il radon è una realtà con la quale l’intera popolazione del pianeta convive da sempre ed i cui effetti sull’uomo, riscontrati già nel 1° secolo a.C. nei minatori delle miniere dell’Europa centrale, diventano certi a metà del secolo scorso, tanto che nel 1988 l’Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità classifica il radon come cancerogeno di gruppo 1 e lo pone al 2° posto dopo il fumo quale causa di tumori polmonari dopo il tabagismo.

Gli ambienti più esposti al Radon sono quelli interrati o direttamente a contatto con il suolo.

Il D.Lgs. 241/00 obbliga a misurare la presenza del Radon negli ambienti di lavoro ma, se la tutela dei lavoratori è corretta perché non sono tutelati anche tutti i cittadini anche dove vivono quindi nei luoghi in cui si trascorre la maggior parte del tempo?

In Italia si pone da tempo molta attenzione alla tutela dei lavoratori ma rimane scarsa quella nei confronti della popolazione.

Anni fa chi scrive si è adoperato contro questa assurdità e i suoi paradossi inconcepibili: secondo le normative i pompieri nel caso di un incendio in un asilo avrebbero dovuto preoccuparsi di salvare i lavoratori cioè insegnati e personale ATA invece di dare la giusta priorità ai bambini molto più esposti al pericolo degli adulti in quanto poco adatti a reagire da soli a situazioni pericolose.

Naturalmente nessun pompiere ha mai seguito questa folle direttiva che comunque esisteva e quando è stata sottolineata la sua intrinseca stupidità la reazione della burocrazia è stata di considerare lavoratori non retribuiti gli alunni presenti nell’edificio scolastico in modo da farli comprendere nella tutela offerta dallo Statuto dei lavoratori: una decisione idiota per coprire un’altra idiozia.

Il Radon è un pericolo reale e diffuso ma sconosciuto e sottovalutato anche perché la sua misurazione è complessa e richiede attrezzature costose quindi il miglior baluardo rimane la prevenzione: ogni edificio deve avere una camera d’aria ventilata sotto le fondazioni in grado di intercettare e disperdere senza danno nell’aria il Radon radioattivo impedendone la catastrofica concentrazione.

Questa semplice precauzione può eliminare ogni effetto nocivo insieme alla limitazione dell’uso di componenti edilizi di natura radioattiva.

Purtroppo l’Italia possiede un sottosuolo vulcanico che spesso produce quantità elevate di Radon e questo in alcune zone rende meno utile arieggiare gli ambienti co aria esterna.

I livelli di Radon pericolosi

L’unità di misura della concentrazione di Radon è il Becquerel per metro cubo (Bq/m³) checorrisponde a una disintegrazione radioattiva al secondo, quindi il Bq/m³  indica il numero di decadimenti di atomi di Radon che avvengono in un secondo per ogni metro cubo d’aria e viene utilizzato per quantificare la concentrazione di Radon nell’aria, sia all’interno che all’esterno degli edifici. 

Una seconda unità di misura molto comune è il picocurie per litro (pCi/l) che  equivale a 37 Bq/m³ .

Livelli pericolosi di Radon sono quelli superiori ai 300 Bq/m³ o 8,10 pCi/l in media annua per le abitazioni esistenti e i luoghi di lavoro, come indicato dalla normativa italiana (D.Lgs. 101/2020).

Per le abitazioni costruite dopo il 31/12/2024, il livello di riferimento scende a 200 Bq/m³ o o 5,40 pCi/l .

Valori elevati moltiplicano il rischio di tumore al polmone rispetto all’esposizione a 300 Bq/m³ o 8,10 pCi/l.

Livelli inferiori a 300 Bq/m³ o 8,10 pCi/l sono considerati accettabili ma è consigliabile monitorarne l’evoluzione nel tempo e prendere provvedimenti adeguati per mantenerli bassi.

Livelli superiori a 300 Bq/m³ o 8,10 pCi/l non sono accettabili per le abitazioni esistenti e i luoghi di lavoro e richiedono celeri azioni di risanamento.

Livelli superiori a 200 Bq/m³ o 5,40 pCi/l richiedono azioni di mitigazione per le nuove costruzioni che non devono superare questo limite.

Il Radon è classificato come un cancerogeno certo per l’uomo dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come seconda causa di tumore al polmone dopo il fumo e i fumatori sono molto più esposti al rischio, con una probabilità di ammalarsi che è circa 25 volte superiore rispetto ai non fumatori con il rischio di tumore polmonare che aumenta del 16% per ogni incremento di 100 Bq/m³ o 2,70 pCi/l  della concentrazione media di radon nell’aria.

Come difendersi

Il primo passo è far misurare i livelli di Radon nella propria abitazione, poiché sono unici per ogni luogo, affidandosi a professionisti specialisti qualificati.

In relazione ai livelli di Radon rilevati potrebbe essere necessario adottare misure correttive quando superano le soglie di riferimento.

Il livello auspicabile è inferiore a 100 Bq/m³ o 2,70 pCi/l  perché non richiede interventi specifici ma solo una gestione oculata dell’arieggiamento degli ambienti interni sempre utile anche per mantenere bassa la concentrazione di Anidride Carbonica prodotta dalla respirazione negli ambienti poco areati.

Quando il livello si avvicina a 200 Bq/m³ o 5,40 pCi/l è necessario tenere sotto osservazione il Radon ed essere pronti ad intervenire con una ventilazione sempre più energica, anche meccanica, per ridurre la concentrazione di Radon.

Oltre 200 Bq/m³ o 5,40 pCi/l il Radon deve essere monitorato con attenzione ed espulso dagli ambienti interni controllando l’efficacia degli interventi.

Oltre 300 Bq/m³ o 8,10 pCi/l gli interventi anti Radon devono essere immediati e risolutivi sino a tornare a valori compatibili con la presenza umana sicura nei locali.

Un livello di Radon oltre 300 Bq/m³ o 8,1 pCi/l aumenta i rischi di patologie oncologiche polmonari del 135%, che salgono al 300% oltre 800 Bq/m³ o 21,6 pCi/l e superano il 500% oltre 1200 Bq/m³ o 32,4 pCi/l.

I radionuclidi del Radon sono presenti nelle rocce terrestri in concentrazioni diverse in relazione al tipo di formazione geologica particolarmente nelle rocce ignee vulcaniche ma anche in rocce sedimentarie costituite da resti di organismi animali stratificati.

La concentrazione dei prodotti radioattivi nel suolo è generalmente compreso fra 0,5 e 5 mg/kg.

Il Radon tende ad esalare dalla roccia per essere trasportato dall’acqua e dai fluidi del sottosuolo che lo possono trasferire anche a grande distanza dal punto di origine.

I Radon viene rilasciato dai granelli di roccia in modo diversificato: quando le rocce sono costituiti da grani sottili la possibilità di dispersione in atmosfera diminuisce e aumenta l’immissione Radon negli edifici che veicolato da acqua e materiali edili tende ad accumularsi negli ambienti chiusi, raggiungendo concentrazioni pericolose per la salute, se i ricambi di aria sono scarsi.

L’aria calda sale costantemente e nelle abitazioni genera una lieve differenza di pressione fra i piani inferiori  e quelli superiori.

Il Rado penetra nelle case da fessure e giunti di muri e pavimenti e canalizzazioni degli impianti, e una depressurizzazione anche lieve favorisce l’aspirazione del gas dal terreno.

Il vento produce un aumento di pressione nelle zone della casa esposte e contemporaneamente una depressione uguale in quelle sottovento.

Anche l’uso di dispositivi che consumano l’aria interna come fornelli a gas, stufe, camini e simili contribuiscono a creare depressioni interne risucchiando il Radon dal suolo.

Durante la notte la concentrazione del Radon nei locali aumenta per la ventilazione inferiore soprattutto invernale.

La diffusione del Radon in casa viene favorita dalle canalizzazioni degli impianti, dalle fessure fra i piani in particolare a quelli inferiori e a contatto con il suolo, da crepe e cavedi e dal rilascio da parte dell’acqua e dai materiali edili specifici.

Per eliminare il Radon dalla casa si può impediene l’ingresso e aumentare il ricambio d’aria.

I sistemi più efficaci consistono nel sigillare crepe e fessure in pavimenti e muri chiudendo ermeticamente ogni apertura con particolare attenzione ai pavimenti, ai muri controterra e alle giunzioni, usando materiali sigillanti specifici coprenti al 100%.

Le fondazioni possono accogliere membrane o strati specifici per bloccare il passaggio del gas dal terreno e il vespaio se presente deve disporre di una buona ventilazione per evitare che il Radon si accumuli, areare efficacemente  i locali interrati o a contatto con il terreno anche utilizzando sistemi di ventilazione meccanica programmati.

Se questi sistemi si rivelano insufficienti si deve depressurizzare il suolo o pressurizzare l’edificio.

Gli interventi per ridurre la concentrazione del Radon sono installare un sistema di ventilazione meccanica preferibilmente ad accensione progrmmata e notturna che aspiri l’aria viziata dai locali a rischio come cantine e seminterrati e la espella all’esterno.

La depressurizzazione del suolo può essere attuata creando un pozzetto per il Radon costituito da una cavità da realizzare sotto alla casa collegato a una pompa aspirante che estrae attivamente il gas dal terreno disperdendolo in aria prima che possa entrare nell’edificio.

Ovviamente potrebbe essere impossibile o estremamente difficile realizzare il pozzetto sotto le fondazioni quando l’abitazione è realizzata quindi questo può essere sostituito da una serie di pozzetti creati a contatto o nel perimetro della struttura e collegati fra loro e al sistema di estrazioneda tubi interrati di adeguato diametro.

Utilizzando per questo sistema tubi porosi di diametro adeguato di qualche decina di centimertri è possibile incrementare il sistema di estrazione e anche fare a meno dei pozzetti sostituiti dal canale poroso tutto intorno alla casa.

Il vento è un fluido dinamico e la differenza di pressione fra zona colpita dal vento e quella sottovento può essere diminuita da specifiche forme architettoniche del tetto e delle pareti ma solo nei casi nei quali esiste una decisa direzione prevalente del vento.

Il vento può sempre essere sfruttato per areare il vespaio o la camera d’aria eventualmente presente sotto il primo solaio istallando opportuni sistemi a periscopio in grado di catturare il vento, aumentarne per effetto Venturi la velocità e creando un flusso naturale verso punti di espulsione fuori della struttura.

Un altro accorgimento richiede di aumentare la pressione all’interno dell’abitazione rispetto all’esterno per evitare l’ingresso del gas creando una pressione positiva con areatori meccanici.

Anche arieggiare frequentemente gli ambienti in modo corretto si rivela efficace anche se meno di un sistema di ventilazione meccanica.

Gli interventi anti Radon non sono mai semplici ne immediati, anche la prima fase che consiste nella valutazione del livello del gas richiede tempi lunghi, perché le misure efficaci necessitano di una o due settimane e le valutazioni più accurate di circa un anno.

Alcuni strumenti di misura del Radon sono in grado di eseguire prime valutazioni nel giro di alcune ore ma forniscono i risultati più attendibili nel giro di qualche settimana.

Misurare il radon è un processo lungo perché è necessario tenere conto della sua variabilità giornaliera e stagionale e perché i metodi di misurazione più affidabili, quelli a lungo termine, richiedono diversi mesi per fornire risultati accurati.

Le concentrazioni cambiano significativamente a seconda delle condizioni atmosferiche, della ventilazione e dell’uso degli ambienti, pertanto misurazioni brevi non sono rappresentative della media annuale che viene presa come riferimento.

La concentrazione di Radon varia durante il giorno e la notte, influenzata da fattori come la temperatura e la pressione atmosferica e negli ambienti interni dall’utilizzo e dal tipo di areazione.

Le misurazioni brevi, che durano solo pochi giorni, non riescono a cogliere queste fluttuazioni e possono dare risultati fuorvianti.

Variabilità stagionale: Le condizioni meteorologiche e l’uso degli edifici cambiano durante l’anno. Per esempio, durante l’inverno si tende a ventilare meno, e questo porta a un maggiore accumulo di radon. Una misurazione effettuata solo in estate potrebbe sottostimare il livello medio annuale.
Standard normativi: Per ottenere un valore medio affidabile e rappresentativo dell’esposizione annuale, la normativa richiede misurazioni a lungo termine. In Italia, la misurazione deve durare almeno un anno, anche se può essere suddivisa in periodi consecutivi (ad esempio, due semestri).
Tecnica di misurazione: Per le misurazioni a lungo termine si usano principalmente dosimetri passivi. Questi strumenti, che non necessitano di corrente elettrica, accumulano il gas e forniscono un valore medio di concentrazione alla fine del periodo di esposizione.

Metodi di misurazione

Misurazioni a breve termine danno una stima approssimativa e sono influenzate dalle condizioni del momento, quindi sono utili per una valutazione rapida ma non forniscono dati attendibili per il calcolo della media annuale.

Misurazioni a lungo termine sono il metodo più affidabile e sono quelle richieste dalla normativa engono eseguite con dosimetri passivi per un periodo minimo di un anno, per tenere conto di tutti i fattori di variabilità perché i livelli di Radon negli edifici possono fluttuare in modo significativo con le stagioni e la natura del terreno

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