È un insieme di regole essenzialmente etiche che Cavalieri, Dame e Nobili devono seguire per privilegiare il loro operato.
Il Codice cavalleresco italiano viene pubblicato da Jacopo Gelli nel 1892 e raccoglie le regole tradizionali del duello e del comportamento cavalleresco in Italia.
Si tratta dell’ultima opera che raccoglie le norme della giurisprudenza cavalleresca e le decisioni dei “giurì d’onore” cioè i giudici che dovevano dirimere le dispute tra gentiluomini.
Nel 1800 la pratica del duello era ancora considerata il primo sistema per decidere le conseguenze delle offese e l’opera include le regole per la conduzione di un duello, dalla gestione della vertenza all’arbitraggio e ai compiti del giurì d’onore.
Gelli giudicava il duello un pregiudizio feroce di tempi barbarissimi quindi si dedicò ad una severa regolamentazione per limitarne l’uso a circostanze in cui la legge e la giustizia erano impotenti.
Il Codice cavalleresco italiano di Jacopo Gelli è un testo fondamentale per comprendere il mondo del duello e delle norme di comportamento dei gentiluomini italiani tra il XIX e il XX secolo.
Le “leggi cavalleresche”, intese come le regole per il duello, sono state formalmente depenalizzate in Italia nel 1999 con l’abrogazione dei reati relativi a duelli e sfide, in quanto retaggio di una visione anacronistica che anteponeva la tutela dell’onore all’importanza della vita umana.
Le leggi sul duello e le relative consuetudini cavalleresche erano basate sull’osservanza di regole prestabilite, uso di armi specifiche, e l’intervento di “secondi”, ma sono state superate da un approccio legislativo più moderno.
Il duello, basato sulle leggi cavalleresche, era uno scontro armato per riparare un’offesa all’onore, con regole precise riguardo armi, luogo e testimoni.
La legge del 1999 ha eliminato i reati collegati al duello, come la sfida a duello o la partecipazione a un duello per modernizzare il sistema penale, riconoscendo che queste pratiche erano ormai desuete e superate da una visione sociale che non giustificava più la tutela di un “ordine cavalleresco” a scapito del valore della vita.
Non esistono più reati specifici legati al duello in Italia, le colluttazioni senza regole non possono essere equiparate a un duello, poiché quest’ultimo presuppone l’osservanza delle consuetudini cavalleresche che erano però state abolite.
